"Basta firmare protocolli che poi vengono chiusi in un cassetto, occorre passare all'azione", così il sottosegretario al Ministero dell'Interno, Alfredo Mantovano - che lo scorso 21 giugno ha partecipato al seminario organizzato a Napoli dalla SSPAL e moderato da Pasquale Rutigliani, responsabile della struttura Sud della Scuola, su "Valorizzazione e gestione dei beni confiscati alla criminalità organizzata: il ruolo e le funzioni degli enti locali'' - ha bacchettato i vertici degli Enti Locali della Campania. "Non si può immaginare - prosegue l'esponente di governo - che le forze di polizia, l'autorità giudiziaria, l'Agenzia per la gestione dei beni confiscati possano sostituirsi agli enti territoriali. Se ognuno recita bene e fino in fondo la propria parte si ottengono risultati. Forze dell'ordine e magistrati non possono sostituirsi agli enti locali, possono solo aiutare e sostenere. Ma ognuno deve svolgere fino in fondo il proprio ruolo". Nel suo intervento il sottosegretario individua i nodi da sciogliere: "i tempi che intercorrono tra l'iter giudiziario all'atto della confisca dei beni fino alla decisione della loro destinazione sono lunghi - dice - va risolta la questione della tutela dei diritti dei terzi. Infine, diverse sono le tipologie dei beni: immobili, quote societarie, imprese. Questo presuppone una differenziazione nell'approccio". Ma c'è anche una complessità di tipo normativo: negli ultimi trent'anni - ha spiegato Mantovano - le norme si sono sovrapposte. E' mancato un coordinamento. Ci sono lacune. Di qui l'impegno del Governo con il ddl (passato all'unanimità alla Camera, ora al vaglio del Senato) che all'articolo 1 prevede una delega per il riordino in modo da avere una sorta di testo unico.
Sulla stessa linea anche il Direttore dell'Agenzia nazionale per la gestione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, il prefetto Mario Morcone, che ha ribadito il ruolo strategico dei sindaci nella gestione e nel riutilizzo dei beni confiscati. Morcone è entrato nel vivo del dibattito esprimendo alcune perplessità sulla possibilità di rivendere questi beni che, molto spesso i comuni non vogliono e che, inoltre, per divenire funzionali richiedono elevate spese di manutenzione. Il problema, prosegue, si fa ancora più complesso quando gli Enti sono chiami a gestire delle fabbriche confiscate, cosa che finisce per coinvolgere decine di lavoratori. Netta anche la posizione del Prefetto di Napoli, Alessandro Pansa che, però, dal canto suo, si dice possibilista sull'idea della vendita dei cespiti confiscati e, in casi di inutilizzabilità degli stessi, anche di una eventuale distruzione degli stessi.
Anche la magistratura fa sentire la sua voce con il procuratore capo di Bari, Antonio Laudati, che definisce l'azione delle procure come quella di "Robin Hood", purtroppo, però, denuncia: "non abbiamo tutta la disponibilità finanziaria e strumentale per proseguire con serenità nel nostro lavoro e spesso facciamo i salti mortali per andare avanti".
Ma, nonostante le difficoltà l'azione repressiva, anche in Campania, ha dato i suoi frutti. Il presidente della Provincia di Napoli, Luigi Cesaro, infatti, sottolinea che l'attività del Consorzio S.O.L.E., nato nel 2002, coordinato dalla Provincia di Napoli e costituito da 21 comuni che, attraverso l'attività sul territorio, sta riutilizzando con successo i beni confiscati alle mafie riconsegnandoli alla società civile. "Abbiamo conferito al Consorzio - dice - 21 beni confiscati alle mafie, tra cui, il Parco Ammaturo di Giugliano, dove sono stati realizzati un centro polivalente, alloggi per ragazzi diversamente abili e un campus universitario. A Castellammare, invece, abbiamo realizzato il progetto "La casa della Pace e della non violenza", un luogo di prima accoglienza per cittadini immigrati. Centri sportivi e di aggregazione giovanile sono previsti a Quarto, Pomigliano, S.Giorgio, Portici, Ercolano e in altre realtà comunali. A fargli eco sono anche l'assessore alla legalità del Comune di Napoli, Luigi Scotti, e quello regionale, Pasquale Sommese, quest'ultimo sottolinea come la confisca dei beni alla malavita abbia consentito il finanziamento delle aree industriali di Benevento, Salerno ed Avellino.





